Benessere

Problemi di stitichezza, quali sono le conseguenze

La stitichezza è un disturbo intestinale molto diffuso che può compromettere la qualità della vita e favorire l’insorgenza di diverse complicanze. Spesso sottovalutata, la stipsi è un segnale di alterazioni funzionali o strutturali dell’apparato gastrointestinale e richiede un’attenta valutazione clinica per prevenirne l’evoluzione.

Come si definisce la stitichezza

La stitichezza, o stipsi, viene definita come una riduzione significativa della frequenza evacuativa, generalmente inferiore a tre evacuazioni settimanali, associata a difficoltà nell’espulsione delle feci, sforzo eccessivo o sensazione di incompleto svuotamento rettale. Dal punto di vista tecnico, la stipsi può essere classificata come funzionale, quando non sono presenti patologie organiche, oppure secondaria, quando correlata a disturbi metabolici, neurologici, endocrini o all’assunzione di specifici farmaci.

Tra i principali fattori predisponenti troviamo alimentazione povera di fibre, scarso apporto idrico, ridotta motilità intestinale, sedentarietà, alterazioni della flora batterica, patologie pelviche e disturbi neurologici che influenzano la coordinazione neuromuscolare dell’atto espulsivo.

In molti casi, soprattutto nelle forme croniche, la stitichezza può richiedere interventi mirati che comprendono modifiche dello stile di vita, terapia farmacologica o trattamenti evacuativi. In contesti in cui l’eliminazione risulta particolarmente difficoltosa, ci sono dei clisteri evacuativi che si possono fare direttamente a casa, per esempio con il servizio di infermiere a domicilio Roma, pratico e utile, garantendo assistenza sicura e professionale.

Conseguenze della stipsi

Le conseguenze della stitichezza non riguardano solo il discomfort addominale, ma possono estendersi a complicanze di natura funzionale e strutturale. L’accumulo fecale cronico determina un aumento della pressione intraluminale, che può provocare distensione addominale, dolori crampiformi e formazione di feci estremamente dure, difficili da espellere.

Una delle complicanze più frequenti sono le emorroidi, causate dallo sforzo ripetuto durante la defecazione, che determina congestione e infiammazione dei plessi venosi anali. La stipsi può inoltre favorire la formazione di ragadi anali, microlesioni dolorose della mucosa, e di diverticolosi, condizione in cui si formano estroflessioni della parete intestinale soggette a infiammazione (diverticolite).

Nei casi più severi si può verificare un fecaloma, cioè un blocco compatto di feci nel retto, che richiede un intervento immediato per evitare ostruzioni intestinali. La stipsi cronica può inoltre incidere sul pavimento pelvico, causando dissinergia muscolare e prolassi rettali, peggiorando ulteriormente la dinamica evacuativa.